Pandemia digitale

Sto leggendo molto in questo periodo. E’ il mio modo di affrontare la paura ed alleviare il senso di impotenza. Sto cercando di capire come affrontare quello che sta accadendo.  Quindi se state cercando in queste righe delle risposte, purtroppo siete nel posto sbagliato. Scrivo per cercare le domande ed il confronto con altri pensieri e punti di vista, che spero possano aiutarci ed affrontare insieme l’ignoto. Il vero valore di questo contenuto saranno le Vostre interazioni, saranno i vostri commenti e pensieri sommati ai miei. 

Per mia natura sono sempre in difficoltà a trovare soluzioni facili, pronte e confezionate sul momento. Come il vino ho bisogno di buio e tempo per fermentare gli zuccheri e convertirli in alcol. A costo di perdere l’attimo ho bisogno di maturare le mie elucubrazioni mentali. Infatti questo scritto sono settimane che gira nel mio computer…ma non posso più rimandare.

All’inizio della pandemia aspettavo da un momento all’altro che tutto rientrasse tra gli applausi  e le risate dei complottisti che puntavano il dito contro i catastrofisti e che il Covid-19 venisse incluso tra le cause apocalittiche dei terrapiattisti, dei no-vax, tra le scie chimiche, le spregiudicate economie anticonservative che stanno irreparabilmente avvelenando il pianeta.  Insomma aspettavo una voce fuori campo che gridasse “sei su scherzi a parte!”, veder comparire il cartellone, le telecamere e tutte le comparse sorridenti che applaudivano, ma non è andata così purtroppo.

Tutto si è manifestato in una forma molto più grave, una ferita più profonda inferta alla popolazione mondiale. Abbiamo superato la soglia dei 300.000 morti per cause imputabili al Covid-19 e siamo ancora incapaci di riconoscere che se non siamo in grado di fermarci, di restare chiusi nelle nostre case, non possiamo battere questo nemico invisibile. Lo possiamo affrontare nell’unico modo capace di colpirlo: riducendone la possibilità di diffusione. Per fare questo dobbiamo rallentare il mondo dalla sua irrefrenabile corsa.  Ascoltando alcuni Capi di Stato comporterebbe “una cura più grave della malattia” e rabbrividisco all’idea che “l’immunità di gregge” sia nel 2020 l’unica pensata, insieme alle iniezioni di disinfettante…

Se non possiamo astenerci cerchiamo almeno di non alimentare l’odio e l’ignoranza, diffondendo sul web informazioni senza fondamento scientifico. Il rischio reale è che il mondo intero ne esca molto peggio di quanto le statistiche, i grafici, le previsioni non osino stimare. Oltre alle vite è in ballo la nostra capacità di realizzare un futuro differente.  Oggi il web è l’unica piazza in cui si incontrano i pensieri della gente… Va tenuto pulito nel rispetto del bene comune, del patrimonio culturale che ci appartiene e che ci salverà dal caos e dal panico. Sul digitale è avvenuta una vera e propria rivoluzione mediatica e sociale. Non ci sono mai state tante persone connesse online come ora.  Persone che prima d’ora non avevano mai approcciato il mercato elettronico sono state costrette ad imparare a fare la spesa nei mercati virtuali. Tutti i trend e quello che credavamo di conoscere del web hanno subito uno sconvolgimento e ci siamo ritrovati tutti a navigare a vista. I social e le videochiamate sono stati l’unica alternativa al distanziamento sociale imposto. Stiamo imparando (o meglio, lo stiamo dimostrando) di saper lavorare da casa, festeggiare da casa e cosa più importante manifestare i sentimenti anche a distanza. In qualche modo, c’era bisogno di un evento traumatico per riscoprirlo. Abbiamo scoperto che non tutto quello che c’è sul web è vero e nemmeno falso. Non dobbiamo sprecare questo tempo e disperdere queste nuove consapevolezze. La nostra forza sarà nel ricominciare da qui per costruire nuovi scenari ricchi di contenuti, non scatole vuote. Il potere del racconto ha palesato, anche a chi ancora non lo conosceva, la sua efficacia e la mediazione del “black mirror” tra noi e la moltitudine la fuori ci ha obbligato ad ascoltare oltre che a parlare, ad imparare i passi di una nuova danza sociale. E’ cambiata la percezione del tempo, ed il tempo ritrovato non è più tempo perso. Se è stata e continuerà ad essere una buona cosa, ben venga!

L’unico elemento in questa situazione che sembra averne realmente giovato è stata la natura. Abbiamo vissuto due primavere in una! Si è rapidamente ripresa molti spazi depredati dall’uomo. Ce ne siamo accorti dalla qualità dell’aria nelle città per mesi vessate dalle allerte smog oltre i valori soglia, dal silenzio nelle strade non intasate dalle automobile e dall’inquinamento acustico, dalla limpidezza delle acque dei fiumi e dei nostri mari e dalla presenza ovunque di animali selvatici, anche negli spazi urbani e negli ambienti che fino a febbraio erano popolati solo da traffico e smog.  Un cataclisma naturale, come una pandemia virale, in fondo, è una manifestazione della natura che cerca e trova un modo per ristabilire un equilibrio.  Noi possiamo scegliere di continuare a contrastarla fino alla prossima pandemia, oppure trarne un insegnamento e fare l’unica cosa che ci ha permesso di rimanere finora tra le forme di vita presenti sul pianeta: evolverci.

Abbiamo riscoperto nei sogni e nei nostri pensieri il piacere di riempire le piazze di vita, di voci, di strette di mano ed incontri negli sguardI di qualcuno. Abbiamo alimentato il desiderio di abbracciare i nostri cari, i nostri nemici come gli amici, entrambi indispensabili nel grande equilibrio di emozioni chiamato vita. Canto e controcanto alla disperata ricerca di una manifestazione di vera esistenza. Perché esserci in questo momento è la sola cosa che conta. E’ indispensabile sentirsi utili, dimostrare a se stessi attraverso l’impegno a coinvolgere gli altri che non saremo sopraffatti da quello che ci è capitato. 

Ho amici che sono tornati a scrivere bellissime poesie, mia moglie è attiva più che mai sui social, che ha sempre coscientemente ignorato e mia figlia gioca in camera sua con le sue amichette collegate su Skype. Ognuna impegnata nel proprio gioco, ma hanno bisogno di stare insieme, di sentire che sono vicine. La normalità passerà dalla capacità di ricondurre la situazione che stiamo vivendo a un’esperienza reale. Se non possiamo tornare alle nostre vite così come le abbiamo conosciute, allora dobbiamo costruire una nuova zona di comfort, una nuova normalità a cui noiosamente abituarsi.

Ho ricevuto decine di messaggi augurali per i miei 40 anni e i 10 anni di matrimonio festeggiati in questo periodo ed ho sentito la necessità, gustato il piacere di rispondere e dire che ci credo. Credo alle canzoni cantate insieme dai balconi, al esprimere come una sola voce e farci sentire come unità e non come sommatoria di solitudini mal assortite.

Oggi più che mai mi manifesto con una spunta ai messaggi in una chat, un aggiornamento di stato, una foto rubata alla noia e sottratta al tempo che passa e cancella la memoria temporanea di inutili facezie.  L’amore per la musica mi ha insegnato che gli slanci dell’anima, della mente, sostengono le azioni intraprese dai passi e dalle mani. La musica è anche nei silenzi, nelle azioni abbozzate, nei movimenti lenti che spostano a malapena l’aria, ma capaci di far vibrare un’anima .

Vinceremo questa ed altre battaglie restando uniti e solidali.  Ora più che mai sarebbe un errore farsi prendere dalla fretta e  dal panico per la smania di riprenderci tutto, dimenticando la parte sana della paura: la prudenza, anticipando la ripartenza ed esponendoci al rischio di una ricaduta. 

Da marzo ad oggi ci siamo ripetuti che dovevamo restare a casa, ma è arrivato il 18 maggio ed ora più che mai siamo chiamati ad essere accorti e molto determinati nel proteggerci gli uni dagli altri.

Allunghiamo il guinzaglio, allentiamo la presa, ma non lasciamoci ingannare. Questo virus continuerà a combattere per diffondersi e riprodursi. Non rendiamogliela troppo semplice!

La fiducia tornerà e ci riavvicineremo imparando, per la prima volta, a riconoscere i sorrisi dagli occhi, anche dietro le mascherine. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *